Goletta dei Laghi in Basilicata
Goletta dei laghi

Tra eutrofizzazione, scarichi e attività estrattive: Goletta dei Laghi accende i riflettori sul lago lucano Pietra del Pertusillo

La principale sfida che il lago di Pietra del Pertusillo è chiamato ad affrontare oggi riguarda la tutela della qualità dell’acqua, sottoposta alla pressione combinata degli scarichi agricoli, zootecnici e civili, degli effetti della crisi climatica, dei fenomeni di eutrofizzazione e della presenza, nelle immediate vicinanze dell’invaso, di uno dei principali poli petroliferi italiani. Una situazione particolarmente rilevante se si considera che il Pertusillo rappresenta, da decenni, uno snodo strategico per l’approvvigionamento idrico del Mezzogiorno e che le sue acque sono destinate, tra i diversi utilizzi, anche al consumo umano.

A richiamare l’attenzione su questa situazione è Legambiente che, in occasione della decima tappa della ventunesima edizione di Goletta dei Laghi, la campagna nazionale dedicata alla tutela degli ecosistemi lacustri, torna a puntare i riflettori su uno dei più grandi bacini artificiali della Basilicata.

Sulla base del monitoraggio Arpab relativo al 2025, il lago Pietra del Pertusillo è stato classificato, per il terzo anno consecutivo, in categoria A3, la classe che, secondo il Testo Unico Ambientale, richiede il trattamento di potabilizzazione più avanzato per le acque superficiali destinate al consumo umano. A determinare questa classificazione nel 2025 ha inciso in particolare il valore rilevato dei coliformi totali, parametro che rappresenta un indicatore di possibili contaminazioni di origine fecale.

Il Pertusillo, inserito nello schema interregionale Jonico-Sinni, insieme agli schemi Basento-Bradano e Ofanto, contribuisce ogni anno al trasferimento di circa 300 milioni di metri cubi d’acqua verso la Puglia, garantendo una risorsa essenziale a un territorio più ampio rispetto a quello direttamente interessato dall’invaso – dichiara Antonio Lanorte, presidente Legambiente BasilicataProprio per questo ruolo, la qualità della sua acqua richiede un’attenzione costante. La classificazione in categoria A3 e i dati del monitoraggio Arpab, che evidenziano un miglioramento del quadro chimico ma anche la presenza di pressioni ambientali, confermano la necessità di rafforzare la prevenzione delle contaminazioni e una gestione integrata del bacino idrografico. In questa prospettiva, anche le nuove opportunità di valorizzazione turistica dei laghi lucani, favorite dal regolamento regionale sulle concessioni demaniali e sulla navigabilità, rendono ancora più importante garantire la piena tutela del Pertusillo, coniugando qualità della risorsa idrica, fruizione pubblica e sviluppo sostenibile.”

A questa criticità si aggiungono quelle evidenziate nel dossier di Legambiente “Laghi sotto pressione”, che inserisce il lago del Pertusillo tra i dieci bacini lacustri più fragili d’Italia. Il rapporto evidenzia come, nel caso del Pertusillo, le diverse pressioni ambientali e antropiche non agiscano in modo isolato, ma si rafforzino reciprocamente, aumentando la vulnerabilità del bacino e rendendo ancora più necessarie azioni di prevenzione, monitoraggio e gestione integrata della risorsa idrica. La concomitanza di questi fattori rende il Pertusillo un caso di particolare interesse nel contesto nazionale e conferma l’esigenza di politiche capaci di garantire la tutela della qualità delle acque nel lungo periodo.

L’associazione ambientalista ricorda inoltre che la fragilità del Pertusillo emerge anche sul fronte della disponibilità idrica. Dopo la grave crisi del 2024-2025, quando i livelli dell’invaso avevano fatto scattare l’allarme siccità, nel 2026 il quadro appare in miglioramento: a metà luglio il volume disponibile risultava circa il 70% superiore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo dato però non deve far considerare superata l’emergenza: la crescente irregolarità delle precipitazioni impone un nuovo modello di gestione dell’acqua, che superi una logica esclusivamente emergenziale e non punti solo sulla realizzazione di nuovi invasi.

La crisi climatica ha infatti modificato profondamente il ciclo naturale della risorsa. Secondo Legambiente, alla base della crisi vi sono alcune ragioni profonde, tra cui la riduzione delle nevicate, l’aumento di piogge intense alternate a lunghi periodi siccitosi e la minore capacità dei territori di trattenere acqua, tutti fattori che aumentano la vulnerabilità del sistema. A questo si aggiungono criticità strutturali, come le perdite nelle reti idriche, che in Basilicata raggiungono circa il 60% dell’acqua immessa, e la carenza di monitoraggi completi sullo stato quantitativo e qualitativo dei corpi idrici, elementi che hanno contribuito anche al mancato completamento del Piano regionale di Tutela delle Acque, fermo dal 2008. Per l’associazione ambientalista, gli invasi restano strumenti fondamentali per garantire la disponibilità idrica, ma devono essere valutati in un quadro più ampio che consideri anche gli impatti sugli ecosistemi, dall’aumento dell’evaporazione alle alterazioni dei corsi d’acqua e ai rischi di fenomeni come riscaldamento delle acque, anossia e proliferazioni algali.

La crisi idrica che negli ultimi anni ha interessato il Mezzogiorno dimostra che non possiamo più limitarci ad intervenire solo quando l’emergenza è già in corsosottolinea Emilio Bianco, portavoce Goletta dei Laghi di LegambienteOccorre puntare su una gestione più efficiente e lungimirante: serve una strategia che unisca tutela degli ecosistemi, riduzione degli sprechi, modernizzazione della rete e pratiche agricole più resilienti ai cambiamenti climatici. Solo così si potrà garantire sicurezza idrica e qualità della risorsa nel lungo periodo.”

Tra le priorità indicate dall’associazione: 1) l’efficientamento dell’irrigazione agricola attraverso sistemi di precisione; 2) il riutilizzo delle acque reflue depurate; 3) la diffusione di colture meno idroesigenti; 4) il miglioramento della capacità dei suoli di trattenere acqua; 5) la riduzione delle perdite delle reti idriche; 6) la riqualificazione dei corsi d’acqua; 7) una valutazione rigorosa di ogni nuova infrastruttura idrica.

Dal dossier “Laghi sotto pressione”: il Pertusillo rappresenta un caso emblematico di come gli effetti della crisi climatica possano intrecciarsi con le pressioni generate dalle attività umane. Sul bacino incidono infatti l’alternanza di lunghi periodi di siccità e precipitazioni sempre più intense, insieme alle criticità legate alla presenza, nelle immediate vicinanze dell’invaso, del Centro Olio Val d’Agri di Viggiano, uno dei principali poli petroliferi onshore italiani. La rete di infrastrutture per il trasporto del greggio e delle acque di produzione costituisce un potenziale fattore di rischio per il territorio: eventuali guasti o incidenti lungo le condotte potrebbero provocare sversamenti di idrocarburi nel reticolo idrografico che alimenta il lago, con possibili conseguenze sulla qualità delle acque e sull’equilibrio dell’ecosistema. La vulnerabilità del Pertusillo è legata anche alle caratteristiche del bacino. Essendo un lago vallivo con tempi di ritenzione idrica medio-lunghi, l’invaso potrebbe favorire l’accumulo di eventuali sostanze contaminanti nei sedimenti di fondo, aumentando i rischi per la fauna ittica, lo stato ecologico del lago e gli usi della risorsa idrica. A queste pressioni si aggiungono gli apporti derivanti dalle attività agricole e dagli scarichi civili, che possono determinare un accumulo di nutrienti e favorire fenomeni di eutrofizzazione. L’aumento delle temperature e il prolungarsi dei periodi caldi possono amplificare questi processi, favorendo la crescita di alghe e cianobatteri e incidendo sulla qualità dell’acqua e sugli equilibri dell’ecosistema. La presenza simultanea di diverse fonti di pressione rende particolarmente rilevante il monitoraggio del bacino: un eventuale episodio di contaminazione da idrocarburi potrebbe infatti avere effetti più complessi in un ecosistema già sottoposto allo stress determinato dall’eccesso di nutrienti e dagli effetti del cambiamento climatico.

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