Goletta Verde

Nelle Marche la metà dei campioni prelevati risultano oltre i limiti di legge

Legambiente “Dobbiamo continuare a lavorare per l’efficientamento dei sistemi di depurazione in tutto il Paese. 1 italiano su 4 non è servito da un sistema di depurazione efficiente e questa situazione non è più ammissibile. La maladepurazione continua ad essere il tallone d’Achille di molti fiumi e le foci analizzate confermano questa criticità tanto per le Marche quanto per il resto della penisola

Qui la mappa interattiva del monitoraggio, con i punti di campionamento e i risultati delle analisi.

Sono 12 i punti campionati dai volontari e dalle volontarie di Goletta Verde lungo le coste delle Marche, 7 sono foci di fiumi e 5 punti in spiaggia. Complessivamente 6 punti sono oltre il limite di legge, 5 sono infatti risultati fortemente inquinati e 1 inquinato, e sono tutti prelievi alle foci dei fiumi.

Ne hanno parlato questa mattina, durante la conferenza stampa di presentazione dei dati del monitoraggio, Mariagiulia Lucchetti, Ufficio Scientifico Legambiente Marche, Andrea Minutolo, Responsabile Scientifico Legambiente, Katiuscia Eroe, Portavoce Goletta Verde, Marco Ciarulli, Direttore Legambiente Marche, Giancarlo Marchetti, Direttore Arpa Marche e Marco Paolilli, Responsabile CONOU Coordinamento Area Centro Sud.

Anche quest’anno Goletta Verde si avvale del sostegno dei suoi partner principali: CONOU, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, e Novamont, azienda leader a livello internazionale nel settore delle bioplastiche e dei biochemicals. Media partner è La Nuova Ecologia.

GLI OBIETTIVI DEL MONITORAGGIO DI GOLETTA VERDE

I monitoraggi lungo le coste che Goletta Verde effettua da anni non vogliono sostituire i dati ufficiali, ma vanno ad integrare il lavoro svolto dalle autorità competenti. I dati di Arpa sono gli unici che determinano la balneabilità di un tratto di costa a seguito di ripetute analisi nel periodo estivo. Le analisi di Goletta Verde hanno invece un altro obiettivo: andare ad individuare le criticità dovute ad una cattiva depurazione dei reflui in specifici punti, come foci, canali e corsi d’acqua che sono il principale veicolo con cui l’inquinamento generato da insufficiente depurazione arriva in mare.

Le analisi sono state eseguite da laboratori individuati sul territorio marchigiano. La presenza di batteri di origine fecale (enterococchi intestinali ed escherichia coli) è un marker specifico di inquinamento dovuto da scarsa o assente depurazione.

I PUNTI RISULTATI OLTRE I LIMITI DI LEGGE

Delle 7 foci campionate, 5 sono risultate fortemente inquinate: la foce del fiume Esino in località Rocca Priora a Falconara Marittima (AN), la foce del fiume Musone a Porto Recanati/Numana (MC/AN), la foce del torrente Valloscura in località Lido di Fermo a Porto San Giorgio/Fermo (FM), la foce del torrente Albula e la foce del Tronto a San Benedetto del Tronto (AP).

Inquinata la foce del Torrente Arzilla a Fano (PU).

“Anche se il nostro lavoro non vuole sostituirsi ai controlli delle autorità competenti, non possiamo non sottolineare che, rispetto allo scorso anno, la situazione è nettamente peggiorata. I dati di quest’anno confermano che persistono i problemi riscontrati fino al 2019, e che le criticità nella depurazione si manifestano spesso alle foci dei fiumi – dichiara Francesca Pulcini Presidente Legambiente Marche. É da tempo che con le analisi di Goletta Verde ribadiamo l’urgenza di migliorare l’efficientamento della depurazione, e che la cattiva depurazione è un problema che non riguarda solo i comuni costieri ma anche quelli dell’entroterra. Nei pressi di alcuni punti campionati le persone vanno a fare il bagno mettendo a rischio, inconsapevolmente, la loro salute. Questa situazione non è più accettabile, le amministrazioni devono intervenire per tutelare la salute della cittadinanza

TUTTI I DATI NEL DETTAGLIO DEI CAMPIONAMENTI EFFETTUATI

In provincia di Pesaro la foce del torrente Arzilla a Fano è risultata inquinata, mente è entro i limiti di legge la foce del fiume Foglia a Pesaro.

Ad Ancona la foce del fiume Esino in località Rocca Priora a Falconara Marittima è risultata fortemente inquinata, mentre la spiaggia a 30 m a sud della foce del fiume Misa a Senigallia è risultata entro i limiti di legge.

La foce del fiume Musone al confine tra le provincie di Ancona e Macerata, tra Porto Recanati e Numana, è risultata fortemente inquinata.

I 2 punti campionati in provincia di Macerata, la spiaggia presso la foce del fosso Asola al confine tra Civitanova Marche e Potenza Picena e la spiaggia presso il fosso del Castellaro a Civitanova Marche, sono risultati entro i limiti di legge.

In provincia di Fermo la foce del torrente Valloscura in località Lido di Fermo a Porto San Giorgio è risultata fortemente inquinata, mentre la spiaggia presso la foce del fosso dell’Albero a Porto Sant’Elpidio è entro i limiti di legge.

Dei 3 punti campionati ad Ascoli Piceno solo uno risulta entro i limiti di legge: la spiaggia di fronte la foce torrente Tesino a Grottammare. Gli altri 2 punti campionati, la foce del torrente Albula e la foce del Tronto a San Benedetto del Tronto, sono risultati fortementi inquinati.

INFORMAZIONE AI CITTADINI E CITTADINE SULLA QUALITÀ DELLE ACQUE

La foce del torrente Arzilla e la foce del torrente Valloscura ricadono in un’area campionata dalle autorità competenti, come riportato nel portale acque (un’applicazione realizzata dal Ministero della Salute che offre informazioni aggiornate sullo stato di balneazione di tutte le coste italiane), e risultano nei prelievi fatti a mare come balneabili con uno stato delle acque dichiarato eccellente. Invece alla foce del fiume Musone la balneazione risulta”temporaneamente vietata per altri motivi” ma in questo punto, nonostante

tutto, i volontari e le volontarie di Goletta Verde hanno notato la presenza di bagnanti che spesso attraversavano la foce ignari dei potenziali rischi.

Insufficienti le informazioni per i bagnanti circa lo stato delle acque e i divieti di balneazione, infatti i tecnici di Goletta Verde hanno avvistato il cartello di divieto di balneazione solo in 5 dei 12 punti (foce torrente Arzilla, spiaggia sud foce del fiume Misa, foce fiume Esino, foce torrente Albula e foce del Tronto) mentre il cartello sulla qualità delle acque, obbligatorio per legge, è presente solo in 3 punti su 12.

“L’informazione ai cittadini, anche per valorizzare il turismo nelle nostre coste risulta un elemento essenziale e fondamentale. Ormai è più di un mese che Goletta Verde solca i mari italiani alla ricerca delle criticità della mancata depurazione restituendo un’istantanea puntuale sulla qualità delle acque costiere, non volendosi sostituire alle autorità competenti – dichiara Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde. Nella maggioranza dei punti campionati e monitorati dai volontari e dalle volontarie di Legambiente la corretta informazione è pressoché assente. Per questo ci auguriamo che il passaggio di Goletta possa essere da stimolo per aumentare le attività di comunicazione e sorvegliare che questa sia duratura nel tempo. Non solo ma l’appello è rivolto allo Stato, alle Regioni e ai Comuni affinché nel giro di pochi anni si migliori il sistema di depurazione e la lotta contro gli scarichi illegali, e diventi da subito priorità nazionale visto che il nostro Paese registra un ritardo cronico considerando che ben 1 italiano su 4 non è servito da un sistema di depurazione efficiente. Dobbiamo ricordare che l’Italia ha già subito quattro procedure di infrazione di cui due sfociate in condanne e multe per il mancato allineamento alla direttiva europea sui reflui. Risorse che – conclude Eroe, potrebbero essere investite nell’adeguamento degli impianti di depurazione per una maggiore tutela della salute e dell’ambiente. L’efficientamento dei sistemi depurativi è una delle grandi opere pubbliche necessarie per il Paese e non più rinviabile da realizzare anche con le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”.

Anche quest’anno il Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati è main partner della campagna estiva di Legambiente. Attivo dal 1984 anni, il CONOU garantisce la raccolta e l’avvio a riciclo degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale: lo scorso anno nelle Marche il Consorzio ha recuperato 4.941 tonnellate di questo rifiuto pericoloso per la salute e per l’ambiente, 1.988 t in particolare nella provincia di Ancona. L’olio usato – che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli – è un rifiuto che deve essere smaltito correttamente: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche. Ma l’olio usato è anche un’importante risorsa perché grazie alla filiera del Consorzio, può essere rigenerato tornando a nuova vita in un’ottica di economia circolare: il 98,8% dell’olio raccolto viene classificato come idoneo alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti. Un dato che fa dell’Italia il Paese leader in Europa. “Il CONOU in quasi 40 anni di attività, ha raccolto circa 6,5 milioni di tonnellate di olio lubrificante usato che se fossero state disperse in acqua avrebbero inquinato una superficie pari a due volte il Mar Mediterraneo. Partendo da questa conoscenza e coscienza, il CONOU è da sempre impegnato a raccogliere fino all’ultima goccia di olio usato, perché rispettare l’ambiente significa prima di tutto rispettare noi stessi. Economia Circolare, salvaguardia ambientale, rispetto sociale: questa è la formula vincente che ha permesso al CONOU di essere leader in Europa per la gestione degli oli minerali usati” ha commentato Marco Paolilli, Responsabile CONOU Coordinamento Area Centro Sud.

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