Goletta Verde

Goletta Verde in Puglia:  oggi l’incontro sul tema energia, rinnovabili e transizione energetica

La Puglia continua la sua dipendenza da fonti fossili, soprattutto da gas, invece che investire sulle fonti rinnovabili e accelerare l’approvazione dei progetti. Con la velocità di installazione attuale gli obiettivi al 2030 verrebbero raggiunti con 6 anni di ritardo
Legambiente: “Dalla Regione Puglia parta la richiesta ad ARERA per far entrare in vigore i prezzi zonali, in modo da far pagare
meno l’elettricità nelle aree con più impianti a fonti rinnovabili, come già avvenuto in Calabria e Sicilia con le prese di posizione
dei presidenti Occhiuto e Schifani”
La Puglia continua ad essere una regione che produce energia principalmente da fonti fossili, allontanandosi dagli obiettivi del 2030 sullo sviluppo delle rinnovabili, mentre si continua ad investire sulla ricerca di idrocarburi e sulla produzione di gas. I numeri della produzione e del consumo di energia in Puglia la confermano come una regione esportatrice: nel 2024 ha consumato 15.801 GWh di energia elettrica, generando però 25.737 GWh di elettricità, di cui il 49% da fonti rinnovabili e il 51% da fonti fossili. Per continuare ad avere questo protagonismo energetico ma anche per arrivare agli obiettivi di decarbonizzazione deve fare ancora molta strada visto che il 47% dell’energia prodotta dalle fonti fossili arriva dal gas, in grado di produrre 12.024 GWh anno. Sempre parlando di fonti fossili, va ricordato che nella Regione Puglia sono attualmente attive 2 concessioni relative alla ricerca di idrocarburi, alle quali di aggiungono 5 istanze per nuove concessioni.
Sul fronte delle fonti rinnovabili, invece, a fine maggio 2026 la potenza complessiva rinnovabile era 8.450 MW, di cui 4.226 MW di solare fotovoltaico, 3.853 MW di eolico, 4 MW di idroelettrico e 366 MW di bioenergie. La Puglia si conferma come prima Regione italiana per quanto riguarda la potenza eolica nonché l’unica ad avere un impianto eolico offshore (30 MW), davanti al porto di Taranto. Ma se guardiamo agli obiettivi di decarbonizzazione, la strada da percorrere è ancora molto lunga: secondo il Decreto Aree Idonee, la Puglia deve raggiungere, entro il 2030, quota 7.387 MW di nuova potenza installata. Considerando le installazioni realizzate dal 2021 a maggio 2026 la Regione risulta tra quelle caratterizzate da un andamento inferiore rispetto agli obiettivi intermedi fissati dal Decreto Aree Idonee avendo raggiunto il 34,5% dell’obiettivo finale.
Continuando con il ritmo di installazioni medio avuto dal 2021 a fine 2025, la Regione raggiungerebbe l’obiettivo al 2030 con un ritardo di 6,1 anni. Una situazione che potrebbe cambiare accelerando la realizzazione degli impianti a fonti rinnovabili, grazie all’autorizzazione regionale di impianti eolici e fotovoltaici sulla terraferma, ma anche di alcuni di quelli offshore presentati nei mari pugliesi. Ad oggi, infatti, secondo la mappatura di Legambiente, sono 31 i progetti di eolico offshore presentati da vari proponenti, per complessivi 26.503 MW. Tra questi vale la pena citare il progetto Barium Bay, di tipo galleggiante e da 1.110 MW posto ad una distanza dalla costa 17 km, e che potrebbe nascere tra Vieste, Barletta, Bari e Mola di Bari e che è l’unico progetto pugliese che ha ricevuto una Valutazione di Impatto Ambientale positiva a maggio 2025. Il Ministero deve sbloccare l’eolico offshore e permettere alle regioni uno sviluppo territoriale che aiuterebbe a creare posti di lavoro ed economia.
“È arrivato il momento di sbloccare, una volta per tutte, l’eolico offshore in Italia – dichiara Stefano Ciafani, presidente Legambiente. Nelle procedure di gare siano considerati contingenti adeguati per eolico offshore galleggiante e fisso. Visto il ruolo che queste tecnologie possono avere nel raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e nel sistema energetico è fondamentale considerarle delle vere opportunità non solo dal punto di vista climatico, ma anche da quello industriale e dei posti di lavoro che si possono generare. E le aste devono essere adeguate allo sviluppo delle tecnologie per assicurare la realizzazione degli impianti eolici offshore, ma anche la nascita delle filiere ad esso associate. Basta guardare cosa è accaduto nel solare: nel 2006 le aste del solare fotovoltaico si chiudevano a oltre 400 euro a megawattora, per arrivare oggi a 50/70 euro”.
“È fondamentale far partire i prezzi zonali per far pagare meno l’energia elettrica nelle regioni dove sono presenti più impianti a fonti rinnovabili – dichiara Daniela Salzedo, presidente Legambiente Puglia. I territori che garantiscono al Paese più energia pulita e contribuiscono alla riduzione delle emissioni climalteranti devono poter beneficiare anche di un costo dell’elettricità più basso, per dare risposte concrete all’emergenza bollette energetiche per famiglie e imprese. Chiediamo al presidente della Regione Puglia Antonio Decaro di sollecitare con forza ARERA, l’autorità sull’energia elettrica, per arrivare in tempi brevi all’approvazione della delibera per far partire questa fondamentale riforma, come fatto recentemente dalla Regione Calabria e dalla Sicilia, con le forti prese di posizione dei presidenti Roberto Occhiuto e Renato Schifani”.
Affrancarci dalle fonti fossili non significa solamente combattere la crisi climatica, ma ci permette anche di ridurre le tensioni geopolitiche che spesso sfociano in guerre. I conflitti mondiali a cui assistiamo in questo periodo storico sono alimentati dalle rotte del petrolio e del gas che aggravano la crisi climatica e violano diritti fondamentali. Senza dimenticare che a subire le conseguenze più grandi della produzione e del consumo di energia elettrica prodotta da fonti fossili sono i paesi più poveri, che vengono devastati da fenomeni meteorologici estremi. Anche il caldo degli scorsi giorni, seguito dalle piogge torrenziali e dal forte vento sono un chiaro segno della crisi climatica, e dobbiamo correre ai ripari al più presto, promuovendo un’energia che non sia solamente pulita ma anche più giusta per tutti.
Sul piano energetico il Mediterraneo rappresenta uno spazio decisivo. La transizione ecologica trova in quest’area del Pianeta una sfida e insieme una straordinaria opportunità. Sole, vento, accumuli, reti, ricerca, innovazione tecnologica e capacità di cooperazione possono fare del Mediterraneo uno dei luoghi centrali per lo sviluppo delle energie rinnovabili e per la costruzione di modelli energetici più democratici, puliti e accessibili. Sarebbe auspicabile un Tavolo del Mediterraneo, che sia uno spazio permanente di confronto, cooperazione e progettazione condivisa tra popoli, territori, istituzioni, comunità educanti, imprese e realtà sociali e che favorisca il dialogo tra istituzioni, università, imprese e territori per promuovere comunità energetiche, autonomie locali, ricerca condivisa e politiche capaci di coniugare sicurezza energetica, tutela ambientale e giustizia sociale.

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