Goletta Verde

Dissesto idrogeologico in Molise: Goletta Verde a Termoli per parlare di monitoraggio e prevenzione

Legambiente: “I dati ISPRA confermano l’alto rischio nella regione: oltre 17mila cittadini minacciati dalle frane nelle classi a maggiore pericolosità. L’adattamento ai cambiamenti climatici e la transizione ecologica passano inevitabilmente dalla cura e dalla messa in sicurezza del nostro territorio”. 

 Nel primo giorno di tappa molisana Goletta Verde di Legambiente pone al centro del dibattito pubblico e istituzionale uno dei temi più urgenti per la sicurezza del territorio: il dissesto idrogeologico e, in particolare, la Frana di Petacciato, unanimemente considerata una delle situazioni di dissesto più vaste, complesse e di difficile gestione dell’intero panorama europeo. Da Termoli l’associazione ambientalista lancia, dunque, un appello alla polistica chiedendo “un monitoraggio continuo e di precisione in tempo reale, sistemi di early warning avanzati e adattamento resiliente. Non si può pensare di bloccare la natura, bensì bisogna imparare a conoscerne i movimenti e mitigarne gli effetti in modo intelligente e flessibile”. 

Entrando nel merito delle proposte avanzate, per Legambiente e SIGEA, Società Italiana di Geologia Ambientale, è indispensabile potenziare e mantenere attive apparecchiature tecnologiche d’avanguardia capaci di misurare gli spostamenti millimetrici del terreno, sia in superficie che in profondità, per comprendere con esattezza millimetrica dove, come e quando la frana si sta muovendo. Altro aspetto importante riguarda gli interventi di regimazione idrica profonda e superficiale: per ridurre l’effetto lubrificante dell’acqua, occorre investire nella realizzazione di pozzi verticali profondi che intercettino le acque meteoriche all’interno dello strato sabbioso, prima che raggiungano la base argillosa. Questo sistema deve essere integrato da una rete di canalizzazioni sotterranee e superficiali per convogliare in sicurezza le acque direttamente verso il mare. Infine, è fondamentale puntare su ingegneria flessibile e Sistemi di Early Warning: ad oggi bisogna proseguire con l’approccio dell’ingegneria dinamica e flessibile, che consente il ricentramento costante dei piloni dei viadotti stradali e il periodico riallineamento dei binari ferroviari. Questo approccio deve essere tassativamente vincolato a sistemi di allertamento rapido (Early Warning) automatizzati: sensori di movimento collegati a dispositivi di sicurezza in grado di attivare istantaneamente il semaforo rosso per la circolazione ferroviaria e disporre la chiusura immediata dei caselli autostradali in caso di accelerazioni anomale del terreno. Per concludere occorre trasferire alla popolazione le conoscenze di base per un’autoprotezione, in modo tale che la cittadinanza abbia chiaro il protocollo da seguire in caso di emergenza. 

«La tappa molisana di Goletta Verde – dichiara Angelo Sanzó, responsabile del comitato scientifico di Legambiente Molise – serve a ricordare che l’adattamento ai cambiamenti climatici e la transizione ecologica passano inevitabilmente dalla cura e dalla messa in sicurezza del nostro territorio. Il caso di Petacciato dimostra che non servono grandi opere faraoniche e inutili promesse di cementificazione, ma una manutenzione predittiva, investimenti costanti nelle tecnologie di monitoraggio e la diffusione di una cultura del rischio che metta al primo posto la sicurezza delle comunità e delle infrastrutture vitali». 

“La situazione a livello nazionale è grave, ci sono tantissimi fattori che influiscono sulla gestione delle risorse idriche, prima tra tutte la crisi climatica.  L’Italia è inadempiente rispetto alle direttive europee sull’acqua, con i problemi dei depuratori inefficienti o mancanti, delle bonifiche non realizzate dei siti di interesse nazionale che gravano principalmente sulle acque sotterranee o di falda e delle reti idriche poco efficienti – dichiara Marzia Mattioli, portavoce Goletta Verde. Il monitoraggio e la prevenzione, in territori a rischio come il Molise, sono fondamentali per riuscire a proteggere i territori e la cittadinanza e non si può aspettare l’emergenza per correre ai ripari. Ci aspettiamo dal nostro Governo che metta al più presto tra le sue priorità una gestione efficiente e sostenibile della risorsa idrica che si adatti alle esigenze dei vari territori e che si basi sulla prevenzione e il monitoraggio”. 

Focus Frana di Petaccio: Si tratta di un fenomeno geomorfologico storico, che si sviluppa su un’area monumentale di oltre 5 chilometri quadrati e che torna ciclicamente a manifestarsi, come avvenuto di recente in seguito alle intense precipitazioni della primavera 2026.   

La frana investe in modo diretto infrastrutture strategiche per la mobilità nazionale, internazionale e locale, tra cui la rete ferroviaria adriatica, l’autostrada A14 e la viabilità statale che fanno parte del Corridoio paneuropeo 8, imponendo una riflessione profonda sulle modalità di convivenza e gestione del rischio dichiara Antonello Fiore, presidente SIGEA.  Le cause alla base di questa enorme instabilità sono quasi interamente di natura geologica, idrogeologica e morfologica”.  

Il versante di Petacciato presenta infatti una sovrapposizione di terreni dalle caratteristiche fisiche diametralmente opposteIl livello basale profondo è composto da un imponente strato argilloso, strutturalmente impermeabile con all’interno intercalati strati più permeabili, sul quale poggiano consistenti depositi sabbiosi, sciolti e altamente permeabili. 

In occasione di inverni piovosi e periodi di piogge prolungate, l’acqua penetra rapidamente lo strato sabbioso fino a incontrare la barriera argillosa e i livelli permeabili nelle argille. Non potendo defluire verticalmente, l’acqua si accumula e crea sovrapressioni che destabilizzano il versante. 

Non un caso isolato: La situazione di Petacciato non è purtroppo un caso isolato, ma si inserisce in un quadro regionale di diffusa fragilità chiaramente evidenziato dagli indicatori istituzionali. Secondo i dati ufficiali della piattaforma IdroGEO dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), la vulnerabilità complessiva del territorio molisano – che conta una superficie di 4.460,57 km² e una popolazione di 292.150 abitanti – emerge chiaramente dall’analisi dettagliata di tutte le classi di rischio e delle relative categorie esposte: 

 

Pericolosità Frane (ISPRA)  Territorio (km²)  Popolazione  Famiglie  Edifici  Imprese  Beni culturali 

  

Molto Elevata P4  225,49 (5,1%)  6.591  2.885  6.439  367  578 
Elevata P3  488,43 (10,9%)  10.736  4.675  10.543  550  224 
Media P2  68,75 (1,5%)  2.041  905  2.495  108  52 
Moderata P1  242,2 (5,4%)  6.097  2.735  6.660  309  249 
Aree Attenzione AA  329,4 (7,4%)  9.415  4.207  12.680  597  298 
Totale Massimo Rischio (P4 + P3)  713,92  17.327  7.560  16.982  917  802 

Questi numeri dimostrano che sommando unicamente le aree a massima criticità (P4 e P3), l’incolumità è compromessa per ben 17.327 cittadini e 7.560 nuclei familiari, mettendo a repentaglio un patrimonio strutturale e produttivo imponente composto da 16.982 edifici, 917 imprese e ben 802 beni culturali della regione. Se a questi si aggiungono le restanti aree a pericolosità media, moderata o in attenzione, la fragilità del Molise richiede interventi immediati e non più procrastinabili. 

Considerate la volumetria sterminata e la profondità della frana di Petacciato, la scienza e la tecnica concordano sull’impossibilità di realizzare opere ingegneristiche umane tradizionali capaci di garantire una stabilizzazione definitiva.  

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