Goletta dei laghi

Dei sei punti monitorati nelle acque del lago di Garda, tre risultano “fortemente inquinati”

Sono stati sei i punti monitorati quest’anno dalla Goletta nelle acque del lago di Garda e sottoposti ad analisi microbiologiche. Di questi tre sono risultati fuori dai limiti di legge e più precisamente giudicati come “fortemente inquinati”. Nel mirino ci sono sempre canali e foci, i principali veicoli con cui l’inquinamento microbiologico, causato da cattiva depurazione o scarichi illegali, arriva nei laghi.

È questa in sintesi la fotografia scattata nella tappa lombarda lungo le sponde del Lario   da un team di tecnici e volontari di Goletta dei Laghi, la campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute dei bacini lacustri italiani. I risultati sono stati presentati all’interno di una conferenze stampa che  ha visto la partecipazione di Barbara Meggetto, Presidente di Legambiente Lombardia,  Paolo Bonsignori Circolo Legambiente Garda, Elisa Scocchera, Portavoce Goletta dei Laghi,

“E’ dal 2006 che con Goletta dei Laghi monitoriamo le criticità dei laghi lombardi – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – Una condizione questa che ci ha permesso di mettere in luce i punti deboli e spostare l’attenzione dalla balneabilità delle acque al loro disinquinamento. Anche in un lago come il Benaco assistiamo a situazioni cronicizzate che stentano ad essere risolte. Il tema del risanamento delle acque, soprattutto in provincia di Brescia, è centrale per risolvere una delle tante criticità che permangono nel bresciano. I fondi del Pnrr dedicati alle acque possono aiutare questo percorso. Importante è agire prendendo in carico i problemi e cercando le giuste soluzioni, senza spostare nel tempo la salvaguardia di un bene prezioso come l’acqua”

“Anche quest’anno dobbiamo constatare che le criticità non sono cambiate – dichiarano Paolo Bonsignori e Cristina Milani del Circolo Legambiente per il Garda – Soprattutto per quanto riguarda Salò e Padenghe, i punti analizzati continuano ad essere impietosi. Una situazione conosciuta e che, in massima parte, continua ad essere imputabile agli sfioratori di piena. Per quanto riguarda il punto all’Oasi San Francesco, tra Desenzano e Sirmione, invece, dobbiamo constatare come al degrado dei canneti, ambiti importanti di equilibrio dell’ecosistema, si sommi anche un problema di inquinamento delle acque da reflui non collettati. Di fronte a problemi che si ripresentano sempre uguali nel corso del tempo, rimaniamo basiti dal percorso che ha preso da tempo il progetto di nuovo depuratore, che non trova una collocazione certa. Troppi errori hanno condizionato l’iter, prima fra tutte, l’insufficiente informazione ad associazioni e cittadini che ha generato incomprensioni e divisioni, da ultima la nomina del Commissario che non  ha certo appianato i contrasti esistenti. Diciamo da tempo che trovare una collocazione per il nuovo impianto nel bacino del Garda è necessario, continuando ad utilizzare, come ricettore finale, il fiume Mincio e i canali irrigui. Spostando i reflui depurati verso altre ipotesi territoriali, non si fa altro che allungare i tempi di un intervento necessario per la sicurezza del Garda”

Partner principali della campagna, anche per il 2021, sono il CONOU, Consorzio Nazionale degli Oli Minerali Usati, che grazie alla raccolta e rigenerazione di un rifiuto pericoloso ha consentito all’Italia di diventare una realtà di eccellenza in Europa nel settore dell’economia circolare, Novamont, azienda leader a livello internazionale nel settore delle bioplastiche e dei biochemicals. Media partner il mensile di Legambiente, la Nuova Ecologia.

Anche quest’anno il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati è main partner della campagna estiva di Legambiente. Attivo dal 1984 anni, il CONOU garantisce la raccolta e l’avvio a riciclo degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale: lo scorso anno nelle province bagnate dal Lago di Lugano il Consorzio ha recuperato 2.057 tonnellate a Como e 1.978 tonnellate a Varese di questo rifiuto pericoloso per la salute e per l’ambiente. L’olio usato – che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli – è un rifiuto che deve essere smaltito correttamente: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche. Ma l’olio usato è anche un’importante risorsa perché grazie alla filiera del Consorzio, può essere rigenerato tornando a nuova vita in un’ottica di economia circolare: il 98,8% dell’olio raccolto viene classificato come idoneo alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti. Un dato che fa dell’Italia il Paese leader in Europa. “La difesa dell’ambiente e in particolare del mare e dei laghi rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione”, spiega il Presidente del CONOU, Riccardo Piunti. “Il Consorzio, paradigma di circolarità, dovrà continuare a fornire il massimo contributo possibile verso gli obiettivi di economia circolare, che resta il pilastro fondamentale della battaglia per ridurre lo sfruttamento delle risorse naturali del Pianeta e quindi contrastare il cambiamento climatico”.

I DETTAGLI DELLE ANALISI MICROBIOLOGICHE SVOLTE SUL GARDA 

I prelievi e le analisi di Goletta dei Laghi vengono eseguiti da tecnici e volontari di Legambiente. L’ufficio scientifico dell’associazione si è occupato della loro formazione e del loro coordinamento, individuando laboratori certificati sul territorio. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero fino al momento dell’analisi, che avviene lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli).  

 

LEGENDA
Facendo riferimento ai valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) i giudizi si esprimono sulla base dello schema seguente:
INQUINATO: Enterococchi Intestinali maggiore di 500 UFC/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 1000 UFC/100ml
FORTEMENTE INQUINATO: Enterococchi Intestinali maggiore di 1000 UFC/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 2000 UFC/100ml

È bene ricordare che il monitoraggio di Legambiente non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, ma punta a scovare le criticità ancora presenti nei sistemi depurativi per porre rimedio all’inquinamento dei nostri laghi, prendendo prevalentemente in considerazione i punti scelti in base al “maggior rischio” presunto di inquinamento, individuati dalle segnalazioni dei circoli di Legambiente e degli stessi cittadini attraverso il servizio SOS Goletta. Foci di fiumi e torrenti, scarichi e piccoli canali che spesso troviamo lungo le sponde dei nostri laghi, rappresentano i veicoli principali di contaminazione batterica dovuta alla insufficiente depurazione dei reflui urbani o agli scarichi illegali che, attraverso i corsi d’acqua, arrivano nei bacini lacustri. Il monitoraggio delle acque nel Lario è stato eseguito tra il 5 e il 6 luglio .

I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati come “inquinati” i campioni in cui almeno uno dei due parametri supera il valore limite previsto dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli in cui i limiti vengono superati per più del doppio del valore normativo.

Come detto sono dunque sei i punti campionati sulla sponda bresciana del lago di Garda e in tre di questi sono state riscontrate cariche batteriche oltre i limiti di legge: si tratta della foce del canale nei pressi della spiaggia in località Le Rive, a Salò, uscito fuori dai limiti anche nel 2020 dopo due annate di buoni risultati; della foce del torrente nei pressi del porto di Padenghe sul Garda, risultante fuori dai limiti alle analisi della goletta oramai da oltre dieci anni; e, infine, fortemente inquinato risulta la foce del rio nell’Oasi San Francesco del Garda a Desenzano del Garda, punto nuovo introdotto quest’anno su segnalazione del circolo locale.

Entro i limiti invece gli altri due punti a Desenzano del Garda, la foce del canale presso la Spiaggia d’Oro e presso la spiaggia a sud della Lega Navale, e il prelievo effettuato presso la foce del torrente Toscolano a Toscolano Maderno.

Goletta dei Laghi sarà anche l’occasione per tornare sul tema delle microplastiche nelle acque interne. In particolare, i  laghi Garda, Trasimeno e Bracciano saranno al centro del progetto  Life Blue Lakes che ha l’obiettivo di prevenire e ridurre l’inquinamento da microplastiche nei laghi, coinvolgendo partner scientifici, associazioni, autorità competenti e istituzioni.

 

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