Legambiente Puglia: flash mob “Usa e getta no grazie”. Presenta l'indagine Beach Litter 2020 - Goletta Verde | Goletta dei Laghi - Legambiente
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Legambiente Puglia: flash mob “Usa e getta no grazie”. Presenta l’indagine Beach Litter 2020

Si è tenuto stamane a Barletta, in occasione della tappa della Goletta Verde in Puglia, il flash mob “Usa e getta no grazie”. Legambiente da sempre impegnata contro la presenza di rifiuti in mare e sulle spiagge, ha colto l’occasione per rilanciare l’indagine scientifica Beach Litter 2020, avviata anche quest’anno dall’associazione sulle coste italiane. Sono 475 i rifiuti presenti ogni 100 metri lineari di spiaggia, uno scenario tutt’altro che incoraggiante, in pratica non è possibile muovere un passo senza incontrare rifiuti.

Va ricordato che la 34esima edizione di Goletta Verde vede come partner principali CONOU, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, e Novamont, azienda leader a livello internazionale nel settore delle bioplastiche e dei biochemicals. Partner sostenitore è invece Ricrea, Consorzio nazionale per il riciclo e il recupero degli imballaggi in acciaio. La campagna 2020 è inoltre realizzata con il contributo di Fastweb. Media partner è la Nuova Ecologia.

Grazie all’impegno dei volontari di Legambiente Puglia, sono state monitorate cinque spiagge lungo tutto il territorio pugliese nello specifico: la spiaggia di Strada del Baraccone a Bari, quella di Porto Rosso a Monopoli e quella di San Vito-Colonna (Cava Calcarenite Storiche) a Polignano a Mare, sempre in provincia di Bari; nella provincia di Taranto sono state monitorate la spiaggia “Marchese” a Maruggio e quella presso Lido Bruno a Taranto.

All’interno dell’area campionata di 14 mila metri quadrati sono stati censiti un totale di 2377 rifiuti. In linea con quanto fotografato dai numeri nazionali la plasticacontinua a essere il materiale più presente all’interno degli arenili pugliesi, pari al 72,1% del totale dei rifiuti rinvenuti, seguita da vetro/ceramica (7,4%) e carta e cartone (7,1%). In particolare, parliamo per il 15,2% di pezzi di plastica (tra i 2,5 cm e i 50 cm), per il 11,1%, di tappi e coperchi, per il 7,4%di mozziconi di sigarette, per il 5,1% di reti o sacchi per mitili o ostriche, per il 4% di cottonfioc in plastica, per il3,8%di stoviglie usa e getta, per il 3,5%di bottiglie e contenitori per bevande,  per il 3,4%di bottiglie di vetro (e pezzi di bottiglia), per il 3,3% di pezzi di polistirolo (tra 2,5 cm e 50 cm).

“Continuiamo a percepire l’ambiente come un ecosistema dal quale siamo separati, inquinandolo e offendendolo– dichiara Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – La domanda è: abbandoneremmo i rifiuti all’interno o nel giardino di casa nostra? Dobbiamo cambiare forma mentis, educando noi stessi e gli altri al rispetto del pianeta di cui siamo solo ospiti. La sfida più impegnativa è questa, che chiama in causa governi e industrie per promuovere stili di vita sostenibili e guidare i cittadini ad adottarli. Va inoltre evidenziata la necessità di dare gambe alla legge Salvamare, ancora oggi in stallo al Senato, che permetterebbe ai pescatori di riportare a terra i rifiuti accidentalmente pescati”.

 

Per Legambiente è necessario intervenire dal punto legislativo anche attraverso l’approvazione della “Legge Salvamare”, che consentirebbe ai pescatori di riportare a terra i rifiuti pescati accidentalmente: il disegno di legge, approvato lo scorso ottobre alla Camera, è completamente fermo al Senato, in Commissione ambiente, sottraendo tempo prezioso al recupero dei rifiuti affondati, il 70% di quelli che finiscono in mare, con danni alla biodiversità e all’economia della pesca. Servono, insomma, passi avanti nella leadership normativa in contrasto al marine litter.

 

Oltre alle spiagge pugliesi, Legambiente ha monitorato altre 42 spiagge in 13 regioni italiane, per un totale di quasi 30 mila rifiuti censiti. L’indagine Beach Litter 2020 è stata realizzata grazie al contributo di E.ONe Novamont. I cumuli di spazzatura trovati sono frutto dell’incuria e della maleducazione, ma anche della mancata depurazione e cattiva gestione dei rifiuti sulla terraferma che, attraverso corsi d’acqua e scarichi, arrivano in mare e sui litorali.

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