Goletta Verde

Biodiversità a rischio, lo stato di salute dell’ecosistema marino in adriatico e gli strumenti di tutela.

Chiediamo l’immediata istituzione dell’Area Marina Protetta Costa del
Conero e del Parco Marino del Piceno, per fermare la perdita di biodiversità e garantire la sostenibilità della pesca in Adriatico

Legambiente “Dobbiamo incrementare le aree tutelate entro il 2030 con misure capaci di proteggere la
biodiversità anche attraverso l’attuazione del PNRR. L’Adriatico è il mare con la più alta percentuale di
pesca a strascico del mondo: una gestione efficace e sostenibile significa tutelare l’ambiente e assicurare la presenza a lungo termine delle risorse ittiche”

Al via la tappa marchigiana di Goletta Verde che sbarca ad Ancona. Continua il viaggio della storica campagna di Legambiente, supportata dai partner principali CONOU, Novamont e come media partner La Nuova Ecologia.

Biodiversità a rischio, lo stato di salute dell’ecosistema marino in adriatico e gli strumenti di tutela è il titolo dell’incontro che si terrà questo pomeriggio alle ore 18 a bordo di Goletta Verde ormeggiata alla banchina 1 del Porto Antico di Ancona.

Malgrado gli impegni presi dai Paesi di tutto il mondo, la biodiversità continua ad essere in pericolo e sta diminuendo a un livello senza precedenti, anche a causa delle sempre crescenti pressioni sugli ecosistemi naturali: perdita e frammentazione degli habitat, cambiamenti climatici, sovra sfruttamento delle risorse, introduzione di specie aliene invasive, e inquinamento sono le minacce principali che hanno portato il 22% delle specie marine ad una situazione critica e il 63% degli habitat marini ad uno status di conservazione sfavorevole.

Nello specifico, l’Adriatico pur essendo il mare più sfruttato al mondo dalla pesca a strascico, ospita importanti aree di riproduzione ed accrescimento di specie commerciali come il gambero rosa, il nasello, lo scampo, il gambero rosso, il gattuccio boccanera e una varietà di habitat sensibili, come i coralli bianchi e gli ormai rari giardini di corallo bambù considerati tra i più importanti di tutto il Mediterraneo centrale.

Il Mar Adriatico è però in grande sofferenza con il 90% degli stock ittici sovrasfruttati. Da non dimenticare la questione delle catture accidentali o accessorie, il cosiddetto bycatch, che interessa specie vulnerabili e talvolta a rischio d’estinzione e quindi protette da Convenzioni Internazionali, e che costituiscono un danno economico per il comparto della pesca professionale, i cui attrezzi di pesca possono essere danneggiati a causa dell’interferenza di cetacei o elasmobranchi.

E proprio dalla necessità di limitare le interazioni dei delfini e degli squali con le attività di pesca professionale sono nati i progetti di conservazione come il LIFE DELFI e LIFE ELIFE, finanziati dal programma LIFE dell’Unione Europea, volti rispettivamente alla protezione dei delfini (in particolare il tursiope) e degli elasmobranchi. Grazie a questi due progetti in corso si stanno sperimentando – tra le altre attività – attrezzi da pesca meno impattanti e dissuasori, grazie anche alla partecipazione diretta dei pescatori con i quali verranno promosse le migliori pratiche di conservazione delle specie a rischio.

Da segnalare anche l’Adriatic Recovery Project, coordinato da MedReAct in collaborazione con Legambiente, Marevivo, l’Università di Stanford e il Politecnico delle Marche che ha già portato all’istituzione di un’area chiusa alla pesca a strascico (Fishery Restricted Area) all’interno della Fossa di Pomo, tra Italia e Croazia. Malgrado questa zona costituisca solo l’1% dell’Adriatico, sta contribuendo alla crescita degli stock di nasello e di scampi, dimostrando come le FRA possano giocare un ruolo fondamentale nel recupero della biodiversità marina. Un caso di buona pratica che sarebbe utile da replicare anche in altre zone vulnerabili come nel Canale di Otranto.

ln virtù dei suoi 174 km di costa, nelle Marche il mare costituisce una vera e propria risorsa economica e turistica. dichiara Francesca Pulcini, Presidente regionale Legambiente Marche. La blue economy deve diventare una delle leve di crescita dell’economia regionale e per questo occorre lavorare per istituire l’Area Marina Protetta Costa del Conero e il Parco Marino del Piceno, tenendo presente che tutelare i territori non rappresenta un costo ma un’opportunità per catalizzare nuove risorse. Con il passare del tempo si registra un aggravamento degli scenari ambientali per l’impatto dei cambiamenti climatici, e più tempo aspettiamo e più la situazione peggiora. Per questo continuiamo a chiedere che le procedure di istituzione dell’Area Marina Protetta Costa del Conero e il Parco Marino del Piceno vengano accelerate. Abbiamo il dovere di proteggere la biodiversità del nostro mare, e dobbiamo farlo il prima possibile”.

Dobbiamo lavorare per raggiungere l’obiettivo del 30% di territorio protetto, a mare e a terra, come previsto dalla Strategia Europea della Biodiversità per il 2030 e come chiedono gli scienziati riconoscendo ai parchi e alle aree marine protette un ruolo insostituibile per la tutela del capitale naturale e per continuare ad erogare i servizi ecosistemici essenziali alla nostra vita – dichiara Antonio Nicoletti, Responsabile Legambiente aree protette e biodiversità – L’istituzione dell’Area Marina Protetta Costa del Conero e del Parco Marino del Piceno sono un tassello fondamentale per raggiungere questo obiettivo. Il nostro Paese è caratterizzato da un patrimonio di biodiversità tra i più significativi in ambito europeo sia per numero totale di specie animali e vegetali, sia per l’alto tasso di endemismi ma che ancora in gran parte non gode di un adeguato regime di tutela come per la costa marchigiana che continua a essere a rischio di un utilizzo inadeguato. L’Italia deve affrontare importanti sfide a partire da una maggiore tutela della biodiversità e deve recuperare i ritardi con cui si istituiscono le aree protette che, nel caso della Costa del Conero, sono incomprensibili e ingiustificati. Per questa ragione chiediamo al Ministro Cingolani di rispettare le decisioni del Parlamento e procedere alla istituzione dell’Area marina protetta come chiedono associazioni ambientaliste, pescatori e operatori turistici. Il Ministro eserciti le sue prerogative e attraverso la Conferenza Unificata convochi i sindaci e la Regione in un Tavolo Tecnico per completare la procedura di istituzione dell’area protetta ostaggio di interessi e giochini politici. Le linee guida dettate dall’Europa e gli orientamenti politici sulla Strategia sulla biodiversità nel decennio 2020/2030 ci impongono di invertire la rotta e chiedere un’attuazione coerente di misure capaci di tutelare la biodiversità anche attraverso l’attuazione del PNRR che tra le poche misure per la tutela del mare propone una maggiore tutela e conservazione della biodiversità marina che si deve attuare con la crescita del mare protetto”. 

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